DICONO DI ME ... 

“Cristina Costanzo propone figure femminili apparentemente senza età, sospese nel tempo. Il corpo stilizzato ed allungato rappresentano l’ascesa ad una dimensione interiore, uno status che si raggiunge attraverso la stratificazione dell’esperienze del passato. Un contenitore di sentimenti, un pretesto per esprimere il suo modo di essere.

Ritrae la vita, utilizzando l’argilla ed altri materiali di recupero, quali il ferro, l’alluminio, per modellare corpi che poi ricuce con filo di ferro o corda, per rappresentare le contraddizioni umane e le lacerazioni interiori. Ne derivano figure surreali che raggiungono la perfezione proprio attraverso la loro stessa imperfezione.

Le sue sculture contengono spesso degli elementi ricorrenti: il cuore come simbolo dell’amore e delle più profonde emozioni, il viso con le palpebre socchiuse, raccolte nell’espressione sognante per alludere alla riflessione.

L'artista prova a prolungare, rendere eterne le sensazioni del momento. Il tempo scorre velocemente, inesorabile, ma ciclicamente sembra arrestarsi per favorire, probabilmente, delle svolte. Un invito a concedersi del tempo anche per guardarsi dentro, ascoltarsi e tutto apparirà più semplice.  Ed è senz’altro vero che, nel corso dell’esistenza, ogni individuo può essere soggetto a dei cambiamenti o mutamenti, come le farfalle, che lasciano il bozzolo per assumere una nuova forma”

 

- Paolo Infossi

 

. «… Le sue sculture si chiamano Anime, richiamando l'idea di una “sostanza” eterna, spirituale, impalpabile. Così Cristina Costanzo “materializza” ciò che generalmente è identificato con il principio vitale e con la parte immortale dei viventi. In queste figure, realizzate prevalentemente in argilla, Cristina racchiude moti interiori che le appartengono ritraendo la vita stessa, ora vista come una fantastica metamorfosi da bruco a farfalla, ora concepita come un gioco di equilibri precari (…) Scultrice dal fine gusto estetico, Cristina Costanzo ha affinato la sua abilità tecnica all'Accademia di Belle Arti di Brera, per poi proseguire con una ricerca autonoma(…)».

 

- Elena Ovecina

“Cristina Costanzo plasma creature femminili delicate ed enigmatiche del tutto estranee alla realtà nella quale ci muoviamo ogni giorno. Nonostante la loro tridimensionalità, esse manifestano una natura sottile ed evanescente non imbrigliata in alcuna forma individuale: esse appartengo a un mondo senza storia, in cui il tempo non scorre in modo abbastanza lineare per trasformare sistematicamente il presente il passato; nemmeno potremmo chiederci da dove esse provengano o dove ci possano condurre, perché lo spazio in cui si muovono non si articola secondo le tre dimensioni canoniche, né secondo i quattro punti cardinali. La psiche di cui sono figlie genera innumerevoli dimensioni intermedie che viaggiano su binari temporali paralleli. Per questo ci catturano e ci attraggono con i loro sguardi vaghi e ingenui, pronti a incontrare il nostro e a farci percepire il dolce disorientamento di universo senza limiti."

 

- Ivan Cantoni

"(...) Create amorosamente con l’argilla – materiale che si modella in gesti secchi e carezze e che è anche, come sottolinea l’artista, “il materiale con cui Dio ha plasmato l’uomo” – le figure di Cristina Costanzo nascono per associazioni d’idee, magari grazie a un oggetto scoperto in un mercatino e che subito fa scattare nella mente creatrice rimandi e sinapsi. Sospese al di fuori del tempo, parlano una lingua universale e ci chiedono di abbandonarci alla loro voce, di lasciare emergere le emozioni. Con leggerezza, appunto. Perché solo attraverso l’approccio della leggerezza ci sarà consentito di andare in profondità, di arrivare al nocciolo del problema. E quegli oggetti che le accompagnano (orologi, lanterne, sacchi di tela grezza, ali fatte di filo metallico, marchingegni circensi su cui stanno in equilibrio); quei vestit i dai colori accesi, quasi pop, di cui avvicinandoci cogliamo la trama complessa ottenuta dall’artista con una lavoro attento e paziente; quegli occhi talvolta chiusi, come se noi stessimo spiando il momento della fantasticheria, sono il dettaglio spiazzante, quello che ci costringe a fermare lo sguardo e che fa sorgere le domande. Purché siano domande leggere, lievi. Come quelle che ci colgono in sogno. Inafferrabili ma preziosissime, anche quando restano senza risposta."

- Alessandra Redaelli

 “Si dice che attraverso lo sguardo l’anima arrivi a parlare al mondo. Perché lo sguardo è una soglia sottile, un’offerta, una protezione. Cerca l’Altro per portarlo nel suo segreto. Per svelare il suo Volto. Ha un linguaggio che parla prima di parlare. E’ questa soglia delicata che troviamo nelle sculture di Cristina Costanzo, un pudore coraggioso, una femminilità che esprime, attraverso l’argilla, il suo talento centrale: il dono. Ognuna delle sculture ha un messaggio di cui è custode, una solitudine dovuta alla grazia, un tempo difficile da definire come contenessero nel cuore una goccia d’eterno. Eppure il tempo è un elemento importante perché le veste. L’artista, oltre alla simbologia rinascimentale, ama recuperare lo scarto, fare dello scarto appunto la testata d’angolo. Infatti ogni opera porta con sé un oggetto recuperato tra quelli dimenticati nei mercatini come ad indicare che lo sguardo, quando si posa su qualcosa, recupera il suo destino per un nuovo spendere. Cosi facciamo noi, cosi l’arte fa e ci insegna. E ci raggiunge il nostro volto profondo” (Tiziana Cera Rosco)